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Ter., Mar.

Alle ore 20.00 (ora locale) di giovedì 8 giugno 2023 è deceduto nell’infer­meria di Roma

DON GIOVANNI BATTISTA GIACOMO PEREGO
91 anni di età, 77 di vita paolina, 70 di professione, 62 di sacerdozio 

Giovanni Battista è stato forgiato, fin da giovane, ad essere espressione della “paternità” che proviene da Dio. Nato il 31 agosto del 1931 a Bariano (BG), all’età di 17 anni si trovò privato, in meno di un mese, del padre, della madre e del fratellino che questa portava in grembo. Da un momento all’altro si trovò responsabile di una famiglia di nove figli, di cui era il primogenito. Quando la famiglia fu colpita da questi gravi lutti, era già da quattro anni in Congregazione: si trovò quindi di fronte ad una difficile scelta: continuare il cammino paolino o tornare in famiglia per provvedere ai suoi otto fratelli (5 fratelli e 3 sorelle) la cui età andava dai 17 ai 2 anni. Il confronto aperto con Don Alberione e la fiducia in lui lo portarono a optare per la prima soluzione, provvedendo ai suoi “da lontano”. La prova fu grande, ma anziché disperdersi, la famiglia si strinse attorno a lui, che divenne il punto di riferimento per tutti, grazie anche alle sue premure e alle attenzioni che sia il Primo Maestro che Maestra Tecla Merlo assicurarono a tutta la famiglia. Appena ci furono le condizioni per farlo, due dei fratelli furono accolti nella San Paolo stessa (uno di loro è fratel Martino).

Giovanni era entrato in casa ad Alba il 2 ottobre 1945, aveva emesso la prima professione l’8 settembre 1952 e la professione perpetua 5 anni dopo. Era l’inizio di un cammino di paternità che lo mise di fronte alle sfide della vita e alla necessità di implorare tanta sapienza per fare le scelte migliori.

Ritroviamo i frutti di tutto questo nella “paternità” con cui ha vissuto i diversi incarichi a lui affidati dai Superiori, dopo l’ordinazione presbiterale, che avvenne a Roma il 3 luglio 1960. Tra questi menzioniamo quello di direttore de “La Domenica” (1960-66), di formatore dei giovani, a Roma e ad Alba (negli anni 1960-66; 1968-69; 1977-82); di animatore vocazionale, a Modena (dal 1975 al 1977); di superiore di diverse comunità (Vicenza 1966-68; Alba 1969-75; Roma 1994-1997; 1998-2002); di rettore e parroco della Parrocchia-Santuario Regina Apostolorum dal 1983 al 1994; di Delegato dell’Istituto Gesù Sacerdote e Vice-delegato del­l’Istituto Santa Famiglia (1997-98) e, infine, di Superiore provinciale, in uno dei periodi più delicati della storia della Provincia Italia, dal 1998 al 2006. Ai Consigli provinciali si presentava con “ordini del giorno” corposi e abbondante documentazione. Anche sugli aspetti più strettamente apostolici, verso i quali molti lo credevano meno ferrato e incisivo, come Superiore provinciale ha saputo creare un clima collaborativo e senza rotture.

In tutti questi compiti non è mai mancata l’attenzione alla Famiglia Paolina nel ministero della predicazione, dell’accompagnamento, delle confessioni: tante ore passate ad ascoltare, accompagnare, aiutare a discernere. Amava di vero cuore la Famiglia Paolina ed era convinto di tutte le potenzialità ancora nascoste in essa e si vantava di essere tra i fondatori del DAVP (Direttivo di Animazione Vocazionale Paolina). Fu sempre molto grato al Signore per l’esperienza pastorale vissuta presso il Santuario, a cui dedicò anche uno studio accurato, immergendosi con passione nei documenti storici e nei testi del Fondatore. Più volte si rese disponibile anche per guidare gruppi e singoli alla scoperta della sua storia e delle sue ricchezze artistiche e carismatiche. Fu proprio tale passione a integrarlo, dal 2006 in poi, nel gruppo di lavoro del Centro di Spiritualità, che gli affidò un lavoro di commento e di revisione del libretto Le Preghiere della Famiglia Paolina.

Il tratto umano di don Giovanni era improntato all’ascolto e alla delicatezza. Una rettitudine di fondo lo ha reso “fratello fidato” di molti. La sua figura era fine e riservata allo stesso tempo, ma sempre dolce e accogliente, paziente ed empatico.

Nel 2015 sono cominciati a comparire i vuoti di memoria che, lentamente, lo avrebbero costretto a inserirsi tra i fratelli dell’infermeria romana. Le sue condizioni rimasero comunque discrete fino al 2020, quando il Covid lo costrinse ad una ospedalizzazione prolungata, da cui tornò totalmente disorientato. In questo itinerario, durato ben otto anni, lo ha sempre accompagnato con tanta premura e affetto fratel Martino, il cui nome, nella malattia, ripeteva all’infinito, quasi a confermare la forza rassicurante della sua preziosa presenza. 

Don Giovanni era un uomo pieno di umanità, un sacerdote che sapeva essere padre, maestro e guida. Un uomo senza vanagloria, senza arroganza, senza supponenza: umile, serio, amico di tutti. Si faceva ben volere da tutti. È stato un Paolino eccellente, ha svolto tanti servizi nella Congregazione soprattutto nel campo della formazione, del servizio dell’autorità e nella pastorale parrocchiale. Un religioso esemplare, con una profonda spiritualità, una dedizione totale, una fedeltà fortemente radicata nel suo amore al Fondatore, al carisma paolino, alla Congregazione, alla Famiglia Paolina, alla Chiesa.

Don Giovanni ci lascia un esempio di grande dedizione a Dio e alle persone, di piena fiducia nella forza dell’Eucarestia e del Santo Rosario. Forse non a caso è tornato ad abbracciare i suoi cari e le tante persone da lui accompagnate “all’ultimo viaggio” proprio nel giorno del Corpus Domini, unendo all’offerta del pane e del vino, quella del suo corpo ormai consumato dall’età e dalla malattia.

 

Roma, 9 giugno 2023                                       

 

Don Vito Spagnolo, ssp


Il funerale verrà celebrato sabato 10 giugno alle ore 15.30 nella Parrocchia-Santuario Regina Apostolorum. La salma sarà trasferita a Bariano (BG), dove saranno celebrate le esequie alle ore 10.00 di lunedì 12 giugno. Seguirà la tumulazione nel cimitero del paese natio.

I Superiori di Circoscrizione informino le loro comunità per i suffragi prescritti (Cost. 65 e 65.1).


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Charity. The opposition to selfishness, the inner battle is here. Because the inner battle is presented under the seven deadly sins on one hand... on the other, there is the complex of virtues which are summed up in the love of God (APD56, 134).