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Seg., Jul.

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Alle ore 1.40 (ora locale) di oggi, giovedì 24 febbraio 2022, è deceduto nell’infermeria della comunità San Paolo di Roma a causa di un arresto cardio­circolatorio

FRATEL FRANCESCO MARIO MECENERO
89 anni di età, 75 di vita paolina, 69 di professione

Fratel Mario nasce a Crespadoro (Vicenza) il 16 novembre 1932, uno degli undici figli, 5 sorelle e 5 fratelli, dai genitori Regina Pellizzari e Giuseppe. Entra nella comunità di Sacile (Pordenone) il 30 agosto 1946. Inizia il Noviziato a Roma il 18 marzo 1951, emette la Prima professione religiosa il 19 marzo dell’anno seguente, assumendo il nome di Mario – per il sincero e grande amore che aveva verso la Madonna – e si consacra definitivamente con la Professione perpetua l’8 settembre del 1957 a Roma.

Fratel Mario ha iniziato la sua esperienza apostolica nella Città eterna come meccanico, attività che continuerà fino a quando, nel 1962, viene trasferito ad Alba. Nel 1964 don Luigi Zanoni, allora Vicario generale, d’accordo col Primo Maestro, gli fa la richiesta di andare in missione in Corea. Dapprima, scrive fratel Mario, gli viene «un colpo al cuore», ma poi non vede nulla in contrario, solo il dolore di lasciare i genitori anziani e le sue varie “insufficienze”, ma conclude: «Sono a sua disposizione!». Don Zanoni in un bigliettino che gli spedirà nel giugno del 1964 traccia un profilo di quello che poi sarà la sua vita per quasi 50 anni in Corea: «Nella nostra nascente casa di Seoul hanno bisogno di un bravo Discepolo che sappia fare un po’ di tutto: elettricista, meccanico, macchinista ecc. Hanno bisogno di un tipo come te. Dovrai essere per quella casa il factotum che ha un po’ la cura di tutto… si tratta di una casa che nasce, in un paese povero, con tutti i sacrifici degli inizi e con tutti i meriti riservati ai pionieri».

Fratel Mario manterrà negli anni un continuo dialogo epistolare con i Superiori generali, specialmente con don Renato Perino, che lo incoraggerà in tutto: «Vedo che hai molto da fare con le librerie nostre e delle Figlie di San Paolo. State riempiendo la Corea dei nostri punti di diffusione», riconoscendogli il grande bene che faceva: «Io ti ringrazio per tutto ciò che fai e per la cordialità e lo spirito con cui dai la tua collaborazione. Ricevi il mio abbraccio fraterno con grande affetto e stima». Don Perino a volte lo chiamava amichevolmente «mio carissimo Micio», diminutivo con cui egli stesso si firmava spesso nelle sue lettere.

In una sua lettera del 15 gennaio 1992, insieme ad altre cose che presentava a don Perino, egli così concludeva, manifestando in questo modo la responsabilità che sentiva di tutta la comunità paolina coreana: «Buone notizie! Gli aspiranti aumentano, prossime due prime professioni e un diaconato e l’entrata di un buon numero di novizi. Meno bello invece vedere un po’ scarsi i Professi alla Visita». Fratel Mario era un uomo di preghiera, soprattutto recitando il Rosario.

Possiamo dire che è stato una benedizione per tutta la Famiglia Paolina della Corea. Di qualsiasi cosa si aveva bisogno da aggiustare, riparare, costruire… egli era sempre disponibile per aiutare e assistere, con gioia, sentendosi e facendo sentire gli altri parte della stessa Famiglia. Era un perfetto factotum, creativo e sapeva industriarsi in tutto. È diventato, pian piano, il “nonno” della Famiglia Paolina coreana. Quando nel 2011 ha chiesto di ritornare in Italia, inserendosi nella comunità di Vicenza fino al 2017, lo ha fatto soprattutto perché, essendo stato ricoverato alcune volte e vedendo che la salute cominciava a venire meno, non voleva essere di peso. E comunque aveva già realizzato il compito affidatogli da Don Giacomo Alberione e da don Zanoni: aiutare la crescita della Famiglia Paolina coreana, diventando un bel modello di vita, di preghiera e di apostolato.

Dal 2017 ad oggi, fratel Mario ha vissuto nell’infermeria della comunità San Paolo di Roma e negli ultimi anni ha affrontato una forma tumorale.

Il Signore accolga il nostro caro fratello e lo ricompensi con i suoi doni. La Madonna accompagni questo suo grande devoto nella vita piena con Dio. E a lui chiediamo di intercedere sante vocazioni per la Famiglia Paolina in Corea.

 

Roma, 24 febbraio 2022                                   

Don Vito Spagnolo, ssp 


I funerali saranno celebrati venerdì 25 febbraio alle ore 15.00, nella Sottocripta del Santuario Maria Regina degli Apostoli di Roma. La salma verrà poi tumulata a Crespadoro (Vicenza), suo paese di origine.   

I Superiori di Circoscrizione informino le loro comunità per i suffragi prescritti (Cost. 65 e 65.1).


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Agenda Paulina

04 julho 2022

Feria (verde)
S. Elisabetta di Portogallo
Os 2,16.17b-18.21-22; Sal 144; Mt 9,18-26

04 julho 2022

* Nessun evento particolare.

04 julho 2022

SSP: D. Antonio Brotto (1981) • FSP: Sr. Pia Geraci (2010) • PD: Sr. M. Gervasina Zinnamosca (1950) - Sr. M. Mercedes Milani (1996) - Sr. M. Bernardetta Kuraszewicz (2021) • IGS: D. Francesco Guarneri (2013) • ISF: Giovanna De Stavola (2010) - Lamberto Benvenuti (2017).

Pensamentos

04 julho 2022

Nell’Eucaristia Gesù continua ad umiliarsi. Qui si è nascosto sotto le apparenze di pane. Quanto è amabile in questo annientamento. Sulla croce era nascosta la divinità, ma qui è celata anche l’umanità. È possibile abbassarsi di più? Egli può veramente dire: «Imparate da me che sono mite ed umile» (APD47, 523).

04 julho 2022

En la Eucaristía Jesús sigue humillándose. Aquí está escondido bajo las apariencias de pan. ¡Cuánta amabilidad en este anonadamiento! En la cruz estaba escondida la divinidad, pero aquí está encubierta también la humanidad. ¿Cabe rebajarse más? Él puede verdaderamente decir: «Aprended de mí que soy manso y humilde» (APD47, 523).

04 julho 2022

In the Eucharist Jesus continues to humble himself. He is hidden here under the appearance of bread. How lovable he is in this annihilation. On the cross, the divinity was hidden, hidden here before us, too, is the humanity. Is it possible to lower oneself more? He can truly say: “Learn from me, for I am meek and humble” (APD47, 523).